Cogol dei Veci, Valstagna Febbraio-Marzo 2011 [ principale - Circuito Cogol dei Siori > Veci 2012 ]
Inoltre mia curiosità personale, verificare e censire per quanto possibile la famiglia di Protei presenti all’interno del sistema. E’ ovviamente un lavoro poco realistico, ma già poter quantificare un’unità di misura soddisferebbe la mia domanda: quanti protei ci sono all’interno del sistema ?
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Siamo mossi esclusivamente da un’immensa curiosità di verificare l'area interna del sistema Oliero, in particolare il Cogol dei Veci, in cui poche volte sono riuscito a immergermi con una visibilità sufficiente. Iniziamo con tuffi mirati alla sistemazione delle vecchie sagole, che fin dai primi 100mt risultano essere in uno stato confusionario. Non essendo una grotta molto visitata sono presenti brandelli di sagole ovunque, ci sono tre linee principali che si alternano da un lato all’altro della grotta. Lasciate dalle esplorazioni degli svizzeri negli anni ‘80 e poi da quelle inglesi e italiane successivamente, sono rimaste illese solo su pochissimi tratti, mentre la maggior parte è rotta o arrotolata sotto i massi. Impieghiamo circa 8 immersioni per rimpiazzare e sistemare per quanto possibile le vecchie sagole. |
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Il traguardo posto all’inizio dei lavori viene raggiunto in breve tempo e nel frattempo aumenta la curiosità di scoprire il proseguimento della grotta. Si alternano ambienti larghi non più di 5metri a stanze dove non è possibile vederne i lati opposti, anche il soffitto sale e scende in un alternarsi di passaggi laterali tutti invitanti ma che sembrano essere troppo discontinui dal percorso principale, che continua a essere segnato a intervalli dalle vecchie cime. La prima parte è un susseguirsi di discese e salite con una profondità massima di 57mt, 35mt di media. Grazie agli scooter si attraversano velocemente queste selle, gli ambienti qui sono molto grandi, enormi massi di crollo segnano il percorso che a volte non è per niente parallelo alla grotta e ci obbliga a continui zig zag per non perdere la sagola principale. |
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Dopo alcune immersioni superiamo la soglia segnata dalla topografia di Olivier Isler, a una profondità di circa 40mt, risalendo nel ramo interno dopo alcuni passaggi particolarmente affascinanti. Dai 35mt la grotta è molto diversa, il canale principale inizia a stringersi, la larghezza in alcuni casi è solo di 5/6m, per allargarsi subito dopo in stanza molto più grandi. In alcuni casi si creano dei piani paralleli, che corrono tra i 10mt e 20mt, scegliere quale prendere a volte è difficile, anche le vecchie sagole ogni tanto si perdono nel vuoto, per cui cerchiamo di capire rispetto ai segni sulle rocce e ai brandelli rimasti quale sia la direzione dell'acqua La sagolatura procede per diverse immersioni, 1100mt, 1600mt, fino a raggiungere i circa 2000mt dall’ingresso. Maggiore è la distanza, maggiore è ovviamente la consapevolezza che qualsiasi problema si debba affrontare, è da risolvere sul posto, rendendo più sicuro e veloce il rientro. Per questo si decide che oltre ai bailout esterni è preferibile avere anche scorte per l'argon e per l'ossigeno direttamente montate sui rebreather, così da avere meno bombole da portare al seguito, agevolando i movimenti. Le immersioni sono lunghe, fortunatamente tutta la seconda parte ha una profondità media molto bassa, tanto che la decompressione viene fatta mentre sagoliamo, per cui arriviamo alla quota dei 10mt avendo già smaltito tutta l'accumulo della prima parte. Nelle ultime immersioni si impiegano circa 70min di scooter alla massima velocità e senza stop per raggiungere l’ultima punto di sagolatura. La velocità massima raggiungibile non è alta, d’altronde abbiamo sulle spalle rebreather poco idrodinamici, scooter per il rientro/backup e circa 11000lt a testa di gas per le emergenze, ma è un buon compromesso anche per controllare durante il tragitto il percorso, sagole e particolari utili per il rientro. |
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Nei giorni successivi sono previste abbondanti piogge, per cui decidiamo per ultima immersione confidando nella fortuna di poter trovare il punto in cui è possibile uscire in una cavità aerea all'interno. Sarebbe un buon traguardo, dopo aver gironzolato a destra e sinistra, uscire in aperto potrebbe rappresentare una felice conclusione dei lavori. Ammirare le sale interne così come le hanno descritte gli esploratori Luigi Casati,
Rick Stanton e John Volanthen mi farebbe sicuramente piacere, anche se realisticamente so che l'impresa è abbastanza difficile, più che altro In ogni caso noi continuiamo a seguire le tracce rimaste. Il numero di protei in questa zona mi sembra sia maggiore, ogni centinaio di metri agli stop forzati ne vedo qualcuno nascosto tra le rocce. Sono molto più piccoli di quelli presenti nella prima parte, arrivano massimo ai 10cm, ma in numero sicuramente più alto. Noto soprattutto che sono molto stanziali, nonostante le immersioni sono a distanza di diversi giorni, a volte settimane, li ritrovo sempre nello stesso punto lasciato precedentemente. Si spostano velocemente solo al nostro avvicinarsi, ma mai oltre qualche metro, sicuramente sono anni che nessuno li disturba e non gradiscono molto la nostra presenza, ma probabilmente non avvertono nemmeno troppo pericolo, talmente abituati ad essere soli.
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Purtroppo niente fotografie, la mia custodia non permette di andare oltre i 50mt dall'ingresso e li non ne abbiamo visto nessuno, nonostante abbiamo trascorso parecchie ore in decompressione. L'ultima immersione ci lascia l'amaro in bocca. Arrivati ai 6mt dove immaginavamo ci fosse l'uscita in aerea, le tracce prendono una direzione inaspettata, qualche cosa non torna, sia sui tempi di progressione che sulle profondità. Non trovando sfoghi verso l'alto continuiamo a seguire i resti e a sagolare. Purtroppo dopo 1,5h e circa 400mt di nuova sagola sbuchiamo da un passaggio laterale visto all'andata, riallacciandoci alla sagola sistemata qualche immersione prima. Siamo già al limite del tempo fissato per il rientro, non possiamo ritornare indietro e cercare di nuovo altri passaggi. Ci siamo fidati troppo delle tracce esistenti e ci siamo ritrovati a nostro malgrado in un circuito. Abbiamo sorvolato l'uscita aerea e parte del rientro, ritrovandoci a circa 3/4 dall'uscita. Dispiacere a parte, alziamo il pollice e iniziamo il rientro. Due giorni dopo inizia il diluvio, le grotte diventeranno impraticabili per diverse settimane e soprattutto il lavoro di sagolatura andrà perso. Rimane il piacere di aver raggiunto il traguardo iniziale e aver avuto l'occasione di vedere una grotta molto particolare, ricca di ambienti diversi e nonostante le condizioni estreme, anche di vita. Ringrazio vivamente Sergio Favaro come ottimo compagno d'immersione e chi ci ha supportato moralmente e fisicamente, spesso abbiamo dovuto fare tutto da soli ma in alcuni casi l'assistenza offerta dagli amici è stata veramente importante, spostare scooter e bombole anche solo per due persone è molto frustante. Nelle varie immersioni si sono alternati 8 scooter e spostati ogni volta circa 40000lt di bailout. Mediamente sono durate 5h suddivise in: 1h di andata, 1,5h di permanenza per la sagolatura, 1h di ritorno, il resto in decompressione. A parte le perdite sui guanti stagni che si sono alternate per tutte le immersioni e gli scooter che hanno fatto qualche scherzo, non ci sono stati particolari problemi.
Si ringrazia: - Sergio Favaro e il negozio/diving BLUE SPORT di Mestre/Jesolo per aver offerto scooter e bombole
Matteo Ratto , 18 marzo 2011 |
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